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giovedì

L'invIDIA




Lidiaignoriamosiamo stranieri 
dovunque siamo.


LidiaignoriamoSiamo stranieri 
dovunque abitiamo. Tutto è estraneo
e non parla lingua nostra.
Facciamo di noi stessi il ritiro
ove dall'offesa, timorosi, nasconderci
dal tumulto del mondo.
Cos'altro vuole l'amore che non essere degli altri?
Come un segreto confidato nei misteri,
sia sacro purchè nostro.



Musiche: Cara è la fine, Marlene Kuntz
Testo: Fernando Pessoa




La divina omelia del mare





-Dove ce li ha, gli occhi, il mare(DIO)?
- …
- Perché ce l’ha, vero?
- Sì.
- E dove cavolo sono?
- Le navi(UOMINI).
- Le navi(UOMINI) cosa?
- Le navi(gli UOMINI) sono gli occhi del mare(di DIO).
Rimane di stucco, Bartleboom. Questa non gli era proprio venuta in mente.
- Ma ce n’è a centinaia di navi(di UOMINI)…
- Ha centinaia di occhi, lui. Non vorrete mica che se la sbrighi con due.
Effettivamente. Con tutto il lavoro che ha. E grande com’è. C’è del buon senso, in tutto quello.
- Sì, ma allora, scusa…
- Mmmmh.
- E i naufraghi(i MORTI)? Le tempeste(le MALATTIE), i tifoni(le GUERRE), tutte quelle cose lì… Perché mai dovrebbe ingoiarsi quelle navi(LASCIAR MORIRE QUEGLI UOMINI), se sono i suoi occhi?
Ha l’aria perfino un po’ spazientita, Dood, quando si gira verso Bartleboom e dice
- Ma voi… voi non li chiudete mai gli occhi?


Il mare chiama. Non fa altro in fondo che questo: chiama.
Non smette mai, ti entra dentro, ce l’hai addosso, è te che vuole.
Puoi anche far finta di niente, ma non serve. Continuerà a chiamarti.
Questo mare che vedi e tutti gli altri che non vedrai, ma che ci saranno, sempre in agguato, pazienti, un passo oltre la tua vita.
Instancabilmente li sentirai chiamare.
Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare, che ti chiamerà.

La prima cosa è il mio nome, la seconda quegli occhi, la terza un pensiero, la quarta è la notte che arriva, la quinta i corpi straziati, incastrati tra le assi della zattera, un uomo come uno straccio, appeso a un palo che gli ha sfondato il torace e se lo tiene lì, a oscillare alla danza del mare, nella luce del giorno che scopre i morti ammazzati dal mare nel buio- ed è in quel paesaggio di cadaveri e nulla che un uomo si fa largo tra gli altri e senza una parola si lascia scivolare nell'acqua e inizia a nuotare, se ne va, semplicemente, e altri lo vedono e lo seguono, è perfino dolce il vederli- si abbracciano prima di darsi al mare- nessuno li ferma, nessuno

C'è qualcosa di... di malato in questo posto. Non te ne accorgi? I quadri bianchi di quel pittore, le misurazioni infinite del professor Bartleboom... e poi quella signora che è bellissima eppure non è felice, non so... per non parlare di quell'uomo che aspetta... quel che fa è aspettare, Dio sa cosa, o chi... è tutto... è tutto fermo un passo al di qua delle cose. Non c'è niente di reale, lo capisci questo?

Se io potessi tornare indietro, allora sceglierei questo: vivere davanti al mare.


- Ah, congratulazioni... non c’è dottore in questa città che non vorrebbe, ma che dico, sognerebbe di avere il vostro nome e il vostro brillante futuro, e voi cosa decidete? Di andare a esercitare in un paesino... che razza di paesino sarebbe, poi?
- In campagna.
- Questo l’ho capito, ma dove?
- Lontano.
- Devo dedurre che non si può sapere dove?
- Questo sarebbe il mio desiderio, Barone.
- Assurdo. Voi siete penoso, Savigny, siete inqualificabile, irragionevole, esecrabile. Non trovo nessuna plausibile giustificazione al vostro imperdonabile atteggiamento e... e... non riesco a pensare altro che questo: voi siete pazzo!
- È diverso: non voglio diventarlo, Barone.

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Dietro di lui, centinaia e centinaia di persone, tutta la gente del posto, sfilano e cantano, si sono messi il vestito più bello, non manca nessuno. Il vecchio continua a camminare, e sembra da solo, completamente da solo. Arriva alle ultime case del paese, ma non si ferma. È così vecchio che gli tremano le mani, e anche un po’ il capo. Però guarda davanti a sé, tranquillo, e non si ferma neanche quando inizia la spiaggia, scivola tra le barche tirate in secca, con quel suo passo traballante che sembra cadere da un momento all’altro e poi non cade mai. Dietro di lui, tutti gli altri, qualche metro dietro, ma sempre lì. Centinaia e centinaia di persone. Il vecchio cammina sulla sabbia, ed è ancora più complicato, ma non importa, non vuol fermarsi, e poiché non si ferma, alla fine arriva davanti al mare. Il mare. La gente smette di cantare, si ferma a qualche passo dalla riva. Adesso sembra anche più solo, il vecchio, mentre mette un piede davanti all’altro, così lentamente, ed entra nel mare, lui solo, dentro il mare. Qualche passo, fino a quando l’acqua gli arriva alle ginocchia. Il vestito, fradicio, gli si è appiccicato a quelle gambe magre magre, pelle e ossa. L’onda scivola avanti indietro e lui è così sottile che pensi se lo porterà via. E invece niente, rimane lì, come piantato nell’acqua, gli occhi fissi davanti a sé. Gli occhi dritti in quelli del mare. Silenzio. Non si muove più nulla, tutt’intorno. La gente trattiene il fiato. Un incantesimo.
Allora
 il vecchio
 abbassa
 gli occhi,
 immerge
 una mano
 nell’acqua
 e
 lentamente
 disegna
 il segno
 di una croce.
Lentamente. Benedice il mare.
Ed è una cosa enorme, dovete riuscire a immaginarla un debole vecchio, un gesto da niente, e d’improvviso l’immenso mare ha una scossa, tutto il mare, fino all'ultimo orizzonte, trema, si scuote, si scioglie, scivola nelle sue vene il miele di una benedizione che incanta ogni onda, e tutte le navi del mondo, le burrasche, gli abissi più profondi, le acque più scure, gli uomini e gli animali, quelli che ci stanno morendo, quelli che hanno paura, quelli che lo stanno guardando, stregati, terrorizzati, commossi, felici, segnati, quando d’improvviso, per un istante, china il capo, l’immenso mare, e non è più enigma, non è più nemico, non è più silenzio ma fratello, e grembo mansueto, e spettacolo per uomini salvi. La mano di un vecchio. Un segno, nell’acqua. Guardi il mare, e non fa più paura. Fine. 




Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato.
Ma questi vi si opponeva dicendo: "Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?"
Ma Gesù gli rispose: "Sia così ora, poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia". Allora Giovanni lo lasciò fare.
Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall'acqua; ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui.
Ed ecco una voce dai cieli che disse: "Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto".

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Si era alzato. L’aveva trovata, la pietra.
- E allora è impossibile. È una cosa impossibile.
- Chi lo sa, cos’è impossibile.
Si avvicinò al mare e la tirò lontano, nell’acqua. Era una pietra tonda.
- Pluff -, disse Dol, che se ne intendeva.
Ma la pietra iniziò a saltare, sul pelo dell’acqua, una volta, due, tre, non la smetteva più, saltava che era un piacere, sempre più lontana, saltava verso il largo, come se l’avessero liberata. Sembrava non volesse più fermarsi. E non si fermò più. 
L’uomo lasciò la locanda la mattina dopo. C’era un cielo strano, di quelli che corrono veloci, hanno fretta di tornare a casa. Soffiava vento da nord, forte, ma senza far rumore. All’uomo piaceva camminare. Prese la sua valigia e la sua borsa piena di carta, e si avviò lungo la strada che se ne andava, di fianco al mare. 

Duc in altum!


Musiche: Oceano di gomma, Afterhours
Testo: Oceano mare, Alessandro Baricco | Vangelo secondo Matteo, Luca
Immagini: Franco Paolini (in arte Princhiò)


sabato

Al vino! Al vino!




Non solo vino, ma col vino l'oblio, verso 

nella coppa: sarò lieto, perché la sorte 

è ignara. Chi, ricordando 

o prevedendo, avea sorriso? 

Dei bruti, non la vita, bensì l'anima, 

acquistiamo, pensando; raccolti 

nell'impalpabile destino 

che non spera né ricorda. 

Con mano mortale levo alla mortale bocca 

in fragile coppa il vino passeggero, 

opachi gli occhi 

per non più vedere. 



Musiche: Bevo, Ministri
Testo: Odi di Riccardo Reis, Fernando Pessoa