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venerdì

Sono l'ultima cosa che mi rimane


Quando una persona deve cambiare molti ruoli, diventa liquida. Con il tempo sorge l'interrogativo: "Chi sono? Tutti questi sono ruoli, ma allora: chi sono io? Chi è quest'uomo che un giorno diventa peccatore e un altro diventa santo? E un giorno recita la parte di un assassino e un altro quella di un grande amante? Chi è quest'uomo? Chi è questo essere dietro a tutti quei ruoli recitati?".
Secondo me, l'attore è una delle professioni più spirituali che ci siano; se prendi la vita come una recita, ti incamminerai verso la spiritualità: prendi la vita come una recita, un immenso psicodramma!
Il mondo è un grandissimo palcoscenico... sei una madre? Quello è solo un ruolo. Sei un padre? Quello è solo un ruolo. Sei un uomo d'affari? E' un altro ruolo. Sei il fratello di qualcuno? Un altro ruolo. Sei un figlio, un marito: altri ruoli... se resti in uno stato di semplice osservazione, vedrai mille e un ruolo; e tu continui a cambiare la tua faccia: quando il tuo servitore viene a vederti, hai una faccia particolare; quando si presenta il tuo padrone, ne hai una diversa. Osservalo, diventa un po' più attento, e vedrai che hai mille e una faccia, cambiano in continuazione: è qualcosa di automatico. Non occorre che tu faccia nulla: cambiano automaticamente, sei diventato abilissimo. Una volta che lo comprendi, inizierai a muoverti all'interno, scenderai nel tuo essere, là dove non esiste alcun volto.

Musiche: Suggestionabili, Paolo Benvegnù
Testo: Essere se stessi, Osho

martedì

é dentro te che sei Re

                         ognuno di noi è più di uno, è molti,    
                                                                                     è una prolissità di se stesso           
maestrina d'asilo,
infermiere,
guardiano,
portiere,
preside,

assessore,
sindaco,
signor direttore,
presidente,
corpo docente,
ministro,
segretario,
capo del circondario

guardatemi negli occhi

insieme, tutti,
io sono
Nome Cognome
io ce la farò
                                                                    noi tutti siamo quasi un Tuttuno, 
                                                                   3 occhi, 2 bocche e Nessuno 

lo vedrai
della luce
in una stanza buia
ho la stessa
violenza e determinazione,
gioia e sorriso





Musiche: La mattanza, Marco Berruti
Testo: Fernando Pessoa, io
Immagini: Valentina Carta

sabato

Automobile superdotata



Immagini: io

La ballata del peccatore interinale



Comodo ma come dire poca soddisfazione
Soddisfazione, Signore
Voglio ciò che mi spetta
Lo voglio perché é mio
Mi aspetta

Musiche: La ballata del lavoro interinale, Ministri
Testo: Forma e sostanza, CSI
Immagini: Delitto e castigo, Sargent

lunedì

il vile

Il "privato", la vita individuale resa vulnerabile a causa della meccanizzazione, della guerra, dello Stato, degli ideali di massa: è questo che io avevo cercato di difendere. Non ignoravo che spesso occorre più coraggio a non fare l'eroe, a essere, anzichè eroico, semplicemente umano.

Musiche:Riprendere berlino, Afterhours
Testo: Letture da un minuto, Hesse

l'ombra di Giacobbe

Dietro ripetute insistenze di Villibaldo, il quale voleva sapere perchè certe cose le facesse in solitudine e circondandosi di tanto mistero, Ahmed se ne uscì in questa sintetica rispostsa che lasciò l'altro a bocca aperta: "Salto al di sopra della mia ombra". "Ma è impossibile!" gridò Villibaldo. "E' assurdo!" "Lo vedrai tu stesso" replicò Ahmed, e invitò l'amico a recarsi il giorno dopo, a un'ora convenuta, in un luogo solitario dietro le scuderie del caravanserraglio. E lì, l'occidentale lo vide effettivamente saltare la propria ombra; in altre parole: lo vide balzare con tanta abilità e rapidità, da non essere in grado di stabilire se davvero il saltatore non fosse più agile e più svelto della sua ombra che, in gara con lui, saltava sulla sabbia. L'ombra non aveva requie neppure un istante, e il padrone dell'ombra sembrava essere senza peso, scattava e turbinava in balzi incredibili, ratto come il lampo, tanto da parere una farfalla o una libellula che si esibisse in frulli, volteggi e piroette. Se effettivamente l'ombra venisse superata a balzi oppure no, non soltanto era impossibile dirlo, ma anzi era diventata cosa assolutamente secondaria per lo spettatore stupefatto, il quale finì per dimenticarsene, perchè assisteva all'esibizione del saltatore con la stessa partecipazione e meraviglia, con la stessa miracolosa felicità, che aveva destato in lui a suo tempo la danza dei dervisci. Finito il suo esercizio, Ahmed per qualche istante rimase a occhi chiusi, in apparenza almeno, nè accaldato nè intontito e neppure stanco, ma semplicemente con un'espressione di intima felicità dipinta in volto. E quando riaprì gli occhi, Villibaldo lo ringraziò con un profondo inchino, quello che aveva imparato ad eseguire in occasione della visita a un sultano; e poi chiese all'amico che cosa avesse pensato mentre si dedicava ai suoi salti. "A chi, vorrai dire" rispose l'altro a mezzavoce. "Pensavo a colui che non può saltare." Villibaldo non comprese esattamente il significato di quelle parole. "Non può saltare?" ripetè. E Ahmed: "Si, perchè Egli è la Luce stessa ed è senza ombra".




la vedi quest'ombra sui nostri cortili
su tutti i palazzi la vedi quest'ombra?


la tua testa ce l'abbiamo noi
ce l'hai data un giorno che ti pesava troppo e poi
non l'hai più chiesta perché ora sai
che lì dentro non sei stato solo mai


ma i nostri Giacobbe ti vedono
i nostri uomini ti seguono
non c'entra niente il tuo telefono
i nostri Giacobbe ti vedono


dovunque vai


non sarai mai troppo lontano



Testo: Il coraggio di ogni giorno, Hesse; I muri di cinta, Ministri
Immagini: Partner, Bertolucci

buttiamo via le maschere!



quando avrò gli occhi dipinti
tu lasciami fare...


...la nostra sconfitta
è ancora più giù dove tutto si arrende
e chi si maschera non tradisce l'accento...


...ti hanno illuso sul tuo tempo
han previsto tutto nel dettaglio tra il fumo denso
non ricorderai le stanze
non ricorderai le voci che gridavano ...


...impilare libri non ti servirà
ne hanno più di noi


e li han letti già

Io non sconsiglio a chicchesssia di associarsi a un partito, ma dico a ognuno, che se fa questo quando è molto giovane, egli non solo corre il rischio di vendere la propria libertà di giudizio in cambio del piacere di essere circondato da compagni; io avverto chiunque, anche i miei figli, soprattutto di questo: che l'appartenenza a un programma e a un partito non può essere un gioco, ma deve essere valida fino in fondo; e che pertanto chi si impegna in una rivoluzione, mettendo a disposizione della causa non solo il proprio corpo e la propria vita, deve essere capace anche di uccidere, di usare macchine da guerra e gas.



Testo: Letture da un minuto, Hesse; Lo Sporco Della Grecia, Ministri; Non Mi Conviene Puntare In Alto, Ministri; Il Sangue Dal Naso, Ministri; I muri di cinta, Ministri
Immagini: Partner, Bertolucci

che cosa è successo alla nostra estate?

niente passa a prendermi se non lo decido da me




anche non fare nulla e ascoltare il silen­zio è qualcosa di speciale e Giovanni è mae­stro, abituato a passare giornate senza vento, senza onde, senza vele, senza movi­mento, senza parole. L'attesa di qualcosa che si fa noia ma che non stufa. Sapersi annoiare è un'arte in queste vite di fretta, affollate da mille spesso inutili cose. Ma poi cos’è la noia se non l'occasione di sgomberare la mente per permetterle di pensare? E’ il vantaggio di chi ha il mare dentro e si bea semplicemente della sua vista e del suo rumore anche se, come canta Pino Daniele, «chi tene ‘o mare ‘o sape ca è fesso e cuntento…»


alzati, pezzo di fesso!!


Testo: Corriere dello Sport Stadio; Afterhours, Oppio
Immagini: Cul de sac, Polanski

morte di Maria do Carmo



Forse Maria do Carmo aveva finalmente raggiunto  il suo rovescio. Le augurai che fosse come lo aveva desiderato e ­pensai che la parola spagnola e quella francese coincidevano in un punto. Mi parve che esso fosse il punto di fuga di una prospettiva, come quando si tracciano le linee prospettiche di un quadro, e in quel momomento la sirena fischiò un'altra volta, la nave attraccò, io scesi lentamente dalla passerella e cominciai a seguire i moli, il porto era completamente deserto, i moli erano le linee prospettiche che convergevano verso il punto di un quadro, il quadro era Las Meninas di Velázquez, la figura di fondo sulla quale convergevano le linee dei moli aveva quell'espressione maliziosa e malinconica che mi ero impresso nella memoria: e che buffo, quella figura era Maria do Carmo col suo vestito giallo, io le stavo dicendo: ho capito perché hai codesta espressione, perché tu vedi il rovescio del quadro, che cosa si vede da codesta parte? dimmelo, aspetta che vengo anch'io, ora vengo a vedere.
E mi incamminai verso quel punto.
E in quel momento mi trovai in un altro sogno.

   L’antimateria è una forma complementare di materia in cui alle particelle ordinarie (elettroni, protoni, ecc.) si sono sostituite le loro antiparticelle (antielettroni, antiprotoni, ecc.). La particella e l’antiparticella rappresentano l’immagine speculare l’una dell’altra come avviene con le due mani di una persona che nella forma sono esattamente identiche, a parte il fatto che una ha il pollice a destra e l’altra il pollice a sinistra.  




Musiche: Due destini, Tiromancino
Testo: Il gioco del rovescio, Tabucchi
Immagini: Las Meninas, Velázquez

divina fantasia

La gente normale, così mi sembrava, esisteva per conservare, custodire e consolidare la forma stabilita di un costume, di una razza, di un carattere che assicurano sostegno e risorse di vita.
La gente dotata di fantasia invece esisteva per il salto di qualità, e per sognare l'inimmaginabile, per cui forse, da un pesce, un giorno, può derivare un animale terrestre, da una scimmia un antropoide.


Musiche: E' solo febbre, Afterhours
Testo: Letture da un minuto, Hesse


ALZATI E CAMMINA

il silenzio e il buio
sono bestie da amare
spazi per realizzare
libertà d'espressione

il grembo e la nascita
sono eterne promesse
principi d'innata
libertà di creazione

ieri e domani
sono pie illusioni
scatole di tempo
senza colori

la tomba e la morte
sono desideri ulteriori
soffocati con cura
fra i fiori


Testo: io
Immagini: H2Odio, Infascelli

Ballerò ma non ballarò



veramente vivo in tempi bui
e non è per rovinarti il ballo
che ti dico arriva la marea
e io la scampo per entusiasmo

veramente vivo in tempi bui
e non ho nulla di cui preoccuparmi

perchè son diventato buio anch’io
e di notte sono uguale agl’altri

andrò sempre più giù
andrò sempre più giù
(dove non serve tenere gli occhi aperti)

che cos’hai tu da brillare tanto?


i tedeschi sono andati via
come faremo ora a liberarci?
non possiamo neanche uccidere il re
perchè si dice siamo noi i bersagli

mi cambierò nome
ora che i nomi non valgono niente
non funzionano più
da quando non funziona più la gente


Testo: Tempi bui, Ministri
Immagini: Il pianista, Polanski

domenica

Quando la RAI non era idiota



Cambio rotta cambio stile
scopro l'anno bisestile
è volgare il mio annaspare sai


divertente criminale
la tua scala di sapone


Myškin dove dove sei?




bruciabruciabrucia


bruuuuuuciaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa


brucia il salotto
te l'avevo detto
che Nastas'ja chiedeva troppo d'affitto


ed i mercanti saranno i primi a passarti davanti
lasciali fare, stai fuori a guardarli
la storia dice son loro i più furbi


respira ancora
devi sbrigarti
Nastas'ja si sveglia
e ricomincia a sfruttarti


bruciala per fare pace


Testo: Brucia, Ministri
Immagini: L'idiota, Vaccari (Dostoevskij)

venerdì

La nostra storia


La completa industrializzazione dell’Italia del Nord, a livello ormai chiaramente europeo, e il tipo di rapporti di tale industrializzazione col Mezzogiorno, ha creato una classe sociale realmente egemonica, e come realmente unificatrice della nostra società. Voglio dire che mentre la grande e piccola borghesia di tipo paleoindustriale e commerciale non è mai riuscita a identificare se stessa con la intera società italiana, e ha fatto semplicemente dell’italiano letterario la propria lingua di classe imponendolo dall’alto, la nascente tecnocrazia del Nord si identifica egemonicamente con l’intera nazione, ed elabora quindi un nuovo tipo di cultura e di lingua effettivamente nazionale.

Testo: Empirismo eretico, Pasolini
Immagini: RAITRE

giovedì

Colorare

Aiutandosi con le mani Kubu scendeva lungo l'abisso per potersi avvicinare alla luce e al mare, e nel suo animo aleggiava in una fulminea abbrezza il sogno ideale di una terra luminosa, governata dal sole, dove uomini luminosi e liberati potevano vivere alla luce senza essere soggetti a nessuno se non alla maestà del sole.



                                                               Di notte in sogno le città e la gente,
mostri, castelli in aria,
tutto, sai, tutto si leva
dall'oscuro antro dell' anima,
è tua immagine e tua opera,
è tuo sogno.
                                                    
Và di giorno per strade e vie,
guarda nelle nuvole, nei volti,
e sorpreso capirai:
sono tuoi, ne sei tu il poeta!

Tutto ciò che davanti ai tuoi sensi
cento volte vive e fa giochi di prestigio,è tuo, è in te,
sogno che culla la tua anima.

Incedi in eterno dentro di te,
ora ti limiti, ora ti dilati,
sei oratore e ascoltatore,
sei creatore e distruttore.

Virtù magiche a lungo dimenticate
ordiscono un sacro inganno.

E il mondo, sconfinato,                                           
vive del tuo respiro.                                            
             Io vivo nei miei sogni.
                         Anche gli altri vivono nei sogni, ma non nei loro, ecco la differenza.                                                          


Musiche: Serrande alzate, Marlene Kuntz
Testo: Il coraggio di ogni giorno, Hesse
Immagini: Maschere e colore, Bargaggina

CONTRO INTERNET

Il mondo è, e forse lo sarà ancora a lungo, nelle mani dei Grands Simplificateurs, dai quali probabilmente potremo emanciparci solo dopo una catastrofe di cui, nel 1914, abbiamo visto soltanto i prodromi.


Strano, vagare nella nebbia!
È solo ogni cespuglio ed ogni pietra,
né gli alberi si scorgono tra loro,
ognuno è solo.                                                                                                                                  
Pieno di amici mi appariva il mondo                                      
quando era la mia vita ancora chiara;
adesso che la nebbia cala
non ne vedo più alcuno.


Saggio non è nessuno
che non conosca il buio
che lieve ed implacabile
lo separa da tutti.


Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è solitudine.
Nessun essere conosce l'altro
ognuno è solo.




Non vorrà mica considerare uomini tutti i bipedi che passano per la strada, soltanto perchè camminano dritti e la gestazione dei loro figli dura nove mesi! Lei capisce che molti di loro sono pesci o pecore, vermi o sanguisughe. Certo in ognuno di loro ci sono possibilità di diventare uomini, ma solo quando lo intuiscono e se rendono conto, queste possibilità appartengono a loro!


Musiche: Chi mi credo d'essere?, Marlene Kuntz
Testo: Il coraggio di ogni giorno, Hesse

la bellezza si protende, la follia ci trattiene : male di miele




 La fanciulla sentì un fruscio nel fogliame dell'albero Pittore, guardò in su e sentì, con un improvvisa pena nel cuore, nuovi pensieri, nuovi desideri, nuovi sogni muoversi dentro di lei.
Attirata da quella forza ignota si sedette sotto l'albero. Esso le parve solitario, solitario e triste, e insieme bello, commovente e nobile nella sua muta tristezza; seducente risuonava per lei il canto della sua corona dal lieve fruscio.
Si appoggiò al tronco ruvido, sentì l'albero rabbrividire profondamente, sentì lo stesso brivido nel proprio cuore. Il cuore le doleva in modo strano, nuvole correvano nel cielo della sua anima, lentamente scendevano dai suoi occhi pesanti lagrime. Cos'era questo? Perché bisognava soffrire così? Perché il cuore voleva infrangerle il petto e fondersi in lui, nel bel solitario?

aglio e zaffiri nel fango
s'aggrumano sul mozzo confitto.
Il filo vibrante del sangue
canta sotto le vecchie ferite
placando le guerre obliate.
La danza lungo l'arteria
la circolazione della linfa
han figura nel corso degli astri,
raggiungon l'estate nell'albero.



Musiche: Grazie, Marlene Kuntz
Testo: Sull'amore, Hesse; Quattro quartetti, Eliot
Immagini: ?? (se lo sapete commentatemelo..)

Amo le bionde…






   Amo le donne che mill’anni or sono 
  grandi poeti amarono e cantarono.

   Amo quelle città che ormai deserte 
      stirpi regali d’altri tempi piangono.
      
      Amo quelle città che nasceranno 
     quando nessuno d’oggi sarà al mondo.

    Amo le donne- snelle, affascinanti, 
     che il grembo del futuro custodisce.

       Con la loro bellezza astrale e pallida 
       somiglieranno a quella dei miei sogni.



Musiche: Arriva lo ye-ye, Baustelle
Testo: Sull'amore, Herman Hesse
Immagini: Partner, Bertolucci

mercoledì

sognare a vent'anni into the wild




La solitudine è indipendenza: l'avevo desiderata 
e me l'ero conquistata in tanti anni.
Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, 
meravigliosamente silenziosa 
e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri. 


Musiche: Sognare a vent'anni, Mattia Brescia
Immagini: Into the wild, Sean Penn
Testo: Il lupo della steppa, Hermann Hesse

sabato

Quello che non c'è




Musiche: Quello che non c'è, Afterhours

Non.ora.Non.qui.





Dove non ci sono figli né madri, tu sei il Tempo, senza prima e senza dopo.
E dove non ci sono amanti né mogli, tu sei di nuovo animale, e istinto, e puro esserci.


Musiche: L'uscita di scena, Marlene Kuntz
Testo: Questa storia, Baricco

Prima la frutta poi il dolce.Eli-mania.Bulimia.DOLCI.DOLCI.DOLCI.Misogenia.TenerezzaZeroRegole.AmoreAsfitticoAffittasi




La donna tenne la mano immobile, nel palmo di quella di lui.
— Magari non era affatto la donna della sua vita. Probabilmente era solo una stupidella viziata e vagamente frigida, lo sa? —, disse.
— No, non lo era —, disse l'uomo.
Poi disse che era sicuramente la donna della sua vita.
— E perché?
— Perché era cattiva. Era matta, cattiva, e tutta sbagliata. Era vera, se capisce cosa voglio dire. Era una strada piena di curve assurde, e correva in aperta campagna, senza preoccuparsi mai di tornare. Senza nemmeno sapere bene dove stava andando.
Fece una piccola pausa.
— Era una di quelle strade su cui ci si ammazza.
Stavano lì, tenendosi per mano, e l'uomo stava dicendo qualcosa di sé. Qualcosa che veniva proprio da lontano, da un punto molto dentro di lui.
— E che io non ho avuto mai altra possibilità che essere un bambino buono. Avevo capito che fosse quello il sistema di salvarsi.
Sembrò cercare con gli occhi qualcosa, nell'aria.
— Ma forse non è così —, disse.
La donna tolse la mano da quella di lui. Si aggiustò una ciocca sulla nuca. La imbarazzava un po', tutto quello. Le piaceva, ma la imbarazzava. Nel silenzio, la radio continuava a trasmettere una musica lenta. Pensò seriamente di alzarsi e invitare l'uomo a ballare. Per impedirsi di farlo, disse la prima cosa che le
passava per la mente.
- Lei parla strano, voglio dire, con un accento strano.

- Sono stato molto tempo via dall'Italia, mi è rimasto un po'
di inglese, addosso.

- Lei sa l'inglese?


- L'ho imparato, sì.

- I soldati, alla fine della guerra, parlavano così. I soldati
americani. Mi piaceva da matti.

- E una bella lingua.

 - Mi dica qualcosa. In inglese.
 - Cosa vuole che le dica?

- Faccia lei. Quel che vuole.

- It's great to be here.
- Bello. Lo ripeta.

- So nice, you are so nice, and it's so great to be bere with you.
La donna rise, prese il bicchiere e bevve un sorso di vino.

Lei sembra davvero un americano, sa? Un'altra, me ne dica
un'altra.

L'uomo sorrise e fece segno di no con la testa.
- Su, me ne dica un'altra, solo un'altra, poi basta.

- Non so -, disse l'uomo. Poi disse Let me kiss you, and hold
you in my arms. Era un verso di una canzone che andava per la
maggiore subito dopo la guerra, in Inghilterra.

- Cosa vuol dire? —, chiese la donna.

- Vuol dire che qui è un posto carino, e si sta bene.

La donna rise. Poi tornò seria. Ma non completamente seria.
No, mi dica cosa vuol dire davvero.
L'uomo ci pensò un attimo. Poi disse
- Fatti baciare, e stringere tra le mie braccia.

Lo disse tranquillo, ma guardandola negli occhi.

La donna rise, e istintivamente si lasciò andare indietro,
appoggiandosi allo schienale.

Poi alzò lo sguardo verso una delle finestre. Poi tornò a guar-
dare l'uomo e gli sorrise.

- Non ha mangiato la frutta.

- Già.



Lo ascoltava e non si opponeva quando lui, di tanto in tanto, le accarezzava la mano; quelle carezze si fondevano con l'umore dolce della conversazione e avevano in sé una disarmante indefinitezza (a chi appartenevano? alla donna della quale si parlava o alla donna alla quale si parlava?); del resto, l'uomo che l'accarezzava le piaceva; si diceva persino che le piaceva più del ragazzo di quindici anni prima, i cui modi adolescenti, se ben ricordava, erano stati un po' fastidiosi.
Quando giunse, nel suo racconto, al momento in cui l'ombra di lei si ergeva dimenandosi sopra di lui e lui cercava vanamente di capire i suoi sussurri, egli tacque un istante e lei (ingenuamente, come se lui conoscesse quelle parole e volesse ricordargliele dopo tanti anni come un segreto dimenticato) chiese piano: “E cosa dicevo?”.



“Mi dica, perché da quella volta cominciò a evitarmi?”
“La prego,” disse lei con voce tenerissima “è una cosa di tanto tempo fa, come posso saperlo...”, e alle sue insistenze dichiarò: “Non dovrebbe tornare sempre sul passato. Basta già tutto il tempo che siamo costretti a dedicargli contro la nostra volontà”. L'aveva detto solo per respingere in qualche modo le sue insistenze (e forse l'ultima frase, detta con un leggero sospiro, si riferiva alla visita della mattina al cimitero), ma nella sua dichiarazione lui percepì qualcosa di diverso: come se quelle parole avessero dovuto bruscamente e intenzionalmente chiarire (il fatto evidente) che non c'erano due donne (quella di una volta e quella di oggi), ma una sola e unica donna, e che questa donna, che quindici anni prima gli era sfuggita, adesso era lì, era a portata di mano.
“Ha ragione, il presente è più importante” disse con un'intonazione significativa e fissandole il viso, dove la bocca socchiusa in un sorriso lasciava intravedere una bianca fila di denti; in quel momento gli balenò un ricordo: quella volta nella cameretta della casa dello studente lei si era messa in bocca le sue dita e gliele aveva morse fino a fargli male, e intanto lui le tastava tutto l'interno della bocca; e ancor oggi ricordava che da un lato, in fondo, le mancavano tutti i denti superiori; (la cosa allora non l'aveva infastidito, anzi, quella piccola imperfezione faceva parte di quella sua età che lo affascinava e lo eccitava). Adesso, però, guardando lo spiraglio che si apriva tra i denti e l'angolo della bocca, vide che i denti erano straordinariamente bianchi e non ne mancava nessuno, e ne fu scombussolato: ancora una volta le due immagini si staccavano l'una dall'altra, ma lui non voleva permetterlo, voleva con tutte le sue forze farle nuovamente coincidere, e perciò disse: “Davvero non ha voglia di un cognac?”, e quando lei, con un sorriso pieno di fascino e sollevando leggermente le sopracciglia, scosse la testa, andò dietro la tenda, prese la bottiglia del cognac, l'avvicinò alle labbra e bevve velocemente. Poi pensò che lei avrebbe potuto riconoscere dall'alito il suo comportamento segreto, prese perciò due bicchierini, la bottiglia, e portò il tutto nella stanza. Di nuovo lei scosse la testa. “Almeno simbolicamente” disse lui riempiendo i due bicchieri. Poi brindò: “Perché io parli di lei solo al presente!”. Vuotò il bicchiere, lei si bagnò appena le labbra, lui le si sedette accanto sull'orlo della poltrona e le prese la mano.


E poiché lui insisteva, lo afferrò per i polsi e ripeté il proprio rifiuto; poi gli disse (le era difficile parlare, ma sapeva di doverlo fare se voleva che lui le desse retta) che era tardi per fare l'amore; gli ricordò la propria età; se avessero fatto l'amore, lui avrebbe provato disgusto per lei e lei sarebbe stata disperata perché ciò che lui le aveva raccontato di loro due era per lei infinitamente bello e importante; il suo corpo era mortale e si sarebbe consumato, ma lei ora sapeva che di esso sarebbe rimasto qualcosa di immateriale, qualcosa di simile a un raggio che splende anche quando la stella è spenta; che importava invecchiare, se la sua giovinezza si era conservata intatta in un altro! “Lei ha costruito dentro di sé il mio monumento. Non dobbiamo permettere che venga distrutto. Cerchi di capirmi” si difese. “Non deve. No, non deve”.


Ragazzo, i vecchi morti devono cedere il posto ai giovani morti!




                                                     COS'HAI, PER ME? COS'HO, DI TE?




Sia clemente il castigo per tanto spreco.
E accorto l'angelo che veglia sulle nostre solitudini.




Musiche: Elymania, Afterhours
Testo: Questa storia, Baricco; Amori ridicoli, Kundera