La donna tenne la mano immobile, nel palmo di quella di lui.— Magari non era affatto la donna della sua vita. Probabilmente era solo una stupidella viziata e vagamente frigida, lo sa? —, disse.
— No, non lo era —, disse l'uomo.
Poi disse che era sicuramente la donna della sua vita.
— E perché?
— Perché era cattiva. Era matta, cattiva, e tutta sbagliata. Era vera, se capisce cosa voglio dire. Era una strada piena di curve assurde, e correva in aperta campagna, senza preoccuparsi mai di tornare. Senza nemmeno sapere bene dove stava andando.
Fece una piccola pausa.
— Era una di quelle strade su cui ci si ammazza.
Stavano lì, tenendosi per mano, e l'uomo stava dicendo qualcosa di sé. Qualcosa che veniva proprio da lontano, da un punto molto dentro di lui.
— E che io non ho avuto mai altra possibilità che essere un bambino buono. Avevo capito che fosse quello il sistema di salvarsi.
Sembrò cercare con gli occhi qualcosa, nell'aria.
— Ma forse non è così —, disse.
La donna tolse la mano da quella di lui. Si aggiustò una ciocca sulla nuca. La imbarazzava un po', tutto quello. Le piaceva, ma la imbarazzava. Nel silenzio, la radio continuava a trasmettere una musica lenta. Pensò seriamente di alzarsi e invitare l'uomo a ballare. Per impedirsi di farlo, disse la prima cosa che le
passava per la mente.
- Lei parla strano, voglio dire, con un accento strano.
- Sono stato molto tempo via dall'Italia, mi è rimasto un po'
di inglese, addosso.
- Lei sa l'inglese?
- L'ho imparato, sì.
- I soldati, alla fine della guerra, parlavano così. I soldati
americani. Mi piaceva da matti.
- E una bella lingua.
- Mi dica qualcosa. In inglese.
- Cosa vuole che le dica?
- Faccia lei. Quel che vuole.
- It's great to be here.
- Bello. Lo ripeta.
- So nice, you are so nice, and it's so great to be bere with you.
La donna rise, prese il bicchiere e bevve un sorso di vino.
Lei sembra davvero un americano, sa? Un'altra, me ne dica
un'altra.
L'uomo sorrise e fece segno di no con la testa.
- Su, me ne dica un'altra, solo un'altra, poi basta.
- Non so -, disse l'uomo. Poi disse Let me kiss you, and hold
you in my arms. Era un verso di una canzone che andava per la
maggiore subito dopo la guerra, in Inghilterra.
- Cosa vuol dire? —, chiese la donna.
- Vuol dire che qui è un posto carino, e si sta bene.
La donna rise. Poi tornò seria. Ma non completamente seria.
No, mi dica cosa vuol dire davvero.
L'uomo ci pensò un attimo. Poi disse
- Fatti baciare, e stringere tra le mie braccia.
Lo disse tranquillo, ma guardandola negli occhi.
La donna rise, e istintivamente si lasciò andare indietro,
appoggiandosi allo schienale.
Poi alzò lo sguardo verso una delle finestre. Poi tornò a guar-
dare l'uomo e gli sorrise.
- Non ha mangiato la frutta.
- Già.
Lo ascoltava e non si opponeva quando lui, di tanto in tanto, le accarezzava la mano; quelle carezze si fondevano con l'umore dolce della conversazione e avevano in sé una disarmante indefinitezza (a chi appartenevano? alla donna della quale si parlava o alla donna alla quale si parlava?); del resto, l'uomo che l'accarezzava le piaceva; si diceva persino che le piaceva più del ragazzo di quindici anni prima, i cui modi adolescenti, se ben ricordava, erano stati un po' fastidiosi.
Quando giunse, nel suo racconto, al momento in cui l'ombra di lei si ergeva dimenandosi sopra di lui e lui cercava vanamente di capire i suoi sussurri, egli tacque un istante e lei (ingenuamente, come se lui conoscesse quelle parole e volesse ricordargliele dopo tanti anni come un segreto dimenticato) chiese piano: “E cosa dicevo?”.
“Mi dica, perché da quella volta cominciò a evitarmi?”
“La prego,” disse lei con voce tenerissima “è una cosa di tanto tempo fa, come posso saperlo...”, e alle sue insistenze dichiarò: “Non dovrebbe tornare sempre sul passato. Basta già tutto il tempo che siamo costretti a dedicargli contro la nostra volontà”. L'aveva detto solo per respingere in qualche modo le sue insistenze (e forse l'ultima frase, detta con un leggero sospiro, si riferiva alla visita della mattina al cimitero), ma nella sua dichiarazione lui percepì qualcosa di diverso: come se quelle parole avessero dovuto bruscamente e intenzionalmente chiarire (il fatto evidente) che non c'erano due donne (quella di una volta e quella di oggi), ma una sola e unica donna, e che questa donna, che quindici anni prima gli era sfuggita, adesso era lì, era a portata di mano.
“Ha ragione, il presente è più importante” disse con un'intonazione significativa e fissandole il viso, dove la bocca socchiusa in un sorriso lasciava intravedere una bianca fila di denti; in quel momento gli balenò un ricordo: quella volta nella cameretta della casa dello studente lei si era messa in bocca le sue dita e gliele aveva morse fino a fargli male, e intanto lui le tastava tutto l'interno della bocca; e ancor oggi ricordava che da un lato, in fondo, le mancavano tutti i denti superiori; (la cosa allora non l'aveva infastidito, anzi, quella piccola imperfezione faceva parte di quella sua età che lo affascinava e lo eccitava). Adesso, però, guardando lo spiraglio che si apriva tra i denti e l'angolo della bocca, vide che i denti erano straordinariamente bianchi e non ne mancava nessuno, e ne fu scombussolato: ancora una volta le due immagini si staccavano l'una dall'altra, ma lui non voleva permetterlo, voleva con tutte le sue forze farle nuovamente coincidere, e perciò disse: “Davvero non ha voglia di un cognac?”, e quando lei, con un sorriso pieno di fascino e sollevando leggermente le sopracciglia, scosse la testa, andò dietro la tenda, prese la bottiglia del cognac, l'avvicinò alle labbra e bevve velocemente. Poi pensò che lei avrebbe potuto riconoscere dall'alito il suo comportamento segreto, prese perciò due bicchierini, la bottiglia, e portò il tutto nella stanza. Di nuovo lei scosse la testa. “Almeno simbolicamente” disse lui riempiendo i due bicchieri. Poi brindò: “Perché io parli di lei solo al presente!”. Vuotò il bicchiere, lei si bagnò appena le labbra, lui le si sedette accanto sull'orlo della poltrona e le prese la mano.
E poiché lui insisteva, lo afferrò per i polsi e ripeté il proprio rifiuto; poi gli disse (le era difficile parlare, ma sapeva di doverlo fare se voleva che lui le desse retta) che era tardi per fare l'amore; gli ricordò la propria età; se avessero fatto l'amore, lui avrebbe provato disgusto per lei e lei sarebbe stata disperata perché ciò che lui le aveva raccontato di loro due era per lei infinitamente bello e importante; il suo corpo era mortale e si sarebbe consumato, ma lei ora sapeva che di esso sarebbe rimasto qualcosa di immateriale, qualcosa di simile a un raggio che splende anche quando la stella è spenta; che importava invecchiare, se la sua giovinezza si era conservata intatta in un altro! “Lei ha costruito dentro di sé il mio monumento. Non dobbiamo permettere che venga distrutto. Cerchi di capirmi” si difese. “Non deve. No, non deve”.
Ragazzo, i vecchi morti devono cedere il posto ai giovani morti!
COS'HAI, PER ME? COS'HO, DI TE?
Sia clemente il castigo per tanto spreco.
E accorto l'angelo che veglia sulle nostre solitudini.
Musiche: Elymania, Afterhours