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lunedì

l'ombra di Giacobbe

Dietro ripetute insistenze di Villibaldo, il quale voleva sapere perchè certe cose le facesse in solitudine e circondandosi di tanto mistero, Ahmed se ne uscì in questa sintetica rispostsa che lasciò l'altro a bocca aperta: "Salto al di sopra della mia ombra". "Ma è impossibile!" gridò Villibaldo. "E' assurdo!" "Lo vedrai tu stesso" replicò Ahmed, e invitò l'amico a recarsi il giorno dopo, a un'ora convenuta, in un luogo solitario dietro le scuderie del caravanserraglio. E lì, l'occidentale lo vide effettivamente saltare la propria ombra; in altre parole: lo vide balzare con tanta abilità e rapidità, da non essere in grado di stabilire se davvero il saltatore non fosse più agile e più svelto della sua ombra che, in gara con lui, saltava sulla sabbia. L'ombra non aveva requie neppure un istante, e il padrone dell'ombra sembrava essere senza peso, scattava e turbinava in balzi incredibili, ratto come il lampo, tanto da parere una farfalla o una libellula che si esibisse in frulli, volteggi e piroette. Se effettivamente l'ombra venisse superata a balzi oppure no, non soltanto era impossibile dirlo, ma anzi era diventata cosa assolutamente secondaria per lo spettatore stupefatto, il quale finì per dimenticarsene, perchè assisteva all'esibizione del saltatore con la stessa partecipazione e meraviglia, con la stessa miracolosa felicità, che aveva destato in lui a suo tempo la danza dei dervisci. Finito il suo esercizio, Ahmed per qualche istante rimase a occhi chiusi, in apparenza almeno, nè accaldato nè intontito e neppure stanco, ma semplicemente con un'espressione di intima felicità dipinta in volto. E quando riaprì gli occhi, Villibaldo lo ringraziò con un profondo inchino, quello che aveva imparato ad eseguire in occasione della visita a un sultano; e poi chiese all'amico che cosa avesse pensato mentre si dedicava ai suoi salti. "A chi, vorrai dire" rispose l'altro a mezzavoce. "Pensavo a colui che non può saltare." Villibaldo non comprese esattamente il significato di quelle parole. "Non può saltare?" ripetè. E Ahmed: "Si, perchè Egli è la Luce stessa ed è senza ombra".




la vedi quest'ombra sui nostri cortili
su tutti i palazzi la vedi quest'ombra?


la tua testa ce l'abbiamo noi
ce l'hai data un giorno che ti pesava troppo e poi
non l'hai più chiesta perché ora sai
che lì dentro non sei stato solo mai


ma i nostri Giacobbe ti vedono
i nostri uomini ti seguono
non c'entra niente il tuo telefono
i nostri Giacobbe ti vedono


dovunque vai


non sarai mai troppo lontano



Testo: Il coraggio di ogni giorno, Hesse; I muri di cinta, Ministri
Immagini: Partner, Bertolucci

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